UNO STRUMENTO PER LA FORMAZIONE PERSONALE E L’EFFICACIA TERAPEUTICA
- Premessa
- Gli obiettivi
- Suggerimenti
- Libri e articoli da studiare con cura
- Primo anno
- Secondo anno
- Terzo anno
- Quarto anno
- Per tutti gli anni
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Il programma bibliografico che vi proponiamo è parte integrante delle attività formative in cui siete impegnati e, in particolare destinato alla formazione personale, intesa come capacità culturale, concettuale e psicologica. Studiare accuratamente il pensiero degli Autori è propedeutico e complementare alle lezioni e alle esercitazioni. Il programma bibliografico proposto si costituisce anche come una guida per il lavoro clinico e di ricerca. Inoltre offre la possibilità di trovare elementi di immediato riscontro nella realtà dell’esperienza quotidiana. Come sapete talune persone tendono a manifestare insospettate capacità nel complicarsi la vita, con esiti felici o infelici. Queste persone spesso trasformano le loro difficoltà in problemi psicologici (anche grazie al lessico interpretativo che il mondo del senso comune e degli esperti mette a loro disposizione). Spetta poi a noi sbrogliare la matassa, e cercare di modificare qualcosa. Si tratta di intervenire su numerosi effetti disfunzionali: modi di essere, di sentirsi e di agire, variamente interpretabili, per esempio denominati come anoressia, disforia post partum, ansia fobica, ecc.
Come già sapete per modificare una configurazione clinica, ad esempio un certo disturbo dell’umore, una difficoltà sessuale, o altro, si può intervenire sui processi generativi di questi particolari disagi usando varie espedienti e tecniche, per esempio strategiche, narrative, suggestive, olistiche, ecc. Attraverso queste tecniche il terapeuta può scegliere di agire sul contesto relazionale, sul sistema di credenze, sui sintomi oppure anche su una serie di costrutti auto percettivi e valutativi, o anche sulle narrazioni autobiografiche e la coscienza di sé.
La bibliografia proposta, in modo coerente al modello, intende anche mettere lo Specializzando nella condizione di riuscire a configurare ed esplorare i processi generativi o il sistema di costrutti o le rappresentazioni, su cui è più utile intervenire. Nel nostro modello un’enfasi particolare viene posta nell’esplorazione ed uso efficace dei costrutti linguistici e narrativi, con cui una certa persona alimenta le proprie rappresentazioni e azioni problematiche. Per ‘smontare’ questo processo generativo talvolta ridondante, lo Specializzando deve sviluppare a sua volta un’adeguata ‘capacità performativa’. In cui la sua competenza linguistica e comunicativa diventa il presupposto e lo strumento principale dell’azione terapeutica efficace. Capacità performativa che deve essere costruita dallo Specializzando, e che è indipendente dalla competenza scientifico-metodologica e dai precedenti titoli di studio conseguiti.
Cinque sono gli scopi di questo programma bibliografico.
1. “Evitate di riportare l’ignoto al già noto”
Nei primi due anni di corso, la bibliografia è indirizzata a far si acquisire che lo Specializzando sia in gradi di considerare altri modi di pensare, oltre quelli in cui è stata radicata la sua precedente formazione, psicologica o medica che sia. In altre parole si tratta di creare una ‘forma mentis’ capace di integrare e superare i procedimenti di pensiero ‘positivisti ed empiristi’, utilizzando altre intelligenze epistemiche, più adatte alla risoluzione di quella classe di problemi che definiamo psicologici. E’ comuqnue scontato che in altri contesti conoscitivi, per esempio neuropsicologici, e medico-biologici, i procedimenti di pensiero positivisti e empiristi continuano ad avere una loro necessaria ragion d’essere. I problemi generati dall’agire umano possono essere configurati in un altro livello di realtà di secondo ordine, in quanto costrutti di senso e di significato, e come tali comprensibili attraverso altri modi di pensare. Un costrutto psicologico non è necessariamente un costrutto logico, né un ente oggettivo ed empirico a meno che non si decida in tal senso. Ciò che chiamiamo psicoterapia, per gli effetti che cerca di produrre, necessita di un sistema di pensiero per esempio fenomenologico, ermeneutico, pragmatico e socio-semiotico. Quando lo Psicoterapeuta cambia le proprie rappresentazioni di sé e del mondo, utilizzando quelle del suo interlocutore, rinuncia allo schema consolidato delle scienze naturali che richiede una separazione tra osservatore e osservato. Schema che può replicare un modello tradizionale, ‘curativo’ o ‘correzionale’, di tipo medico-pedagogico (diagnostico, determinista, normativo – morale, e rieducativo).
Il sussidio bibliografico proposto, rilevante per gli Specializzandi dei primi due anni serve per sviluppare in loro una capacità concettuale e una capacità operativa, adeguata ai fini e alle tecniche della psicoterapia interazionista. Non è sempre facile rinunciare al preconcetto normativo, al determinismo biografico, alla tipizzazione categoriale, o alle relazione personalità/comportamento soprattutto se utilizzati come principi esplicativi. Tra l’altro questa iniziale difficoltà epistemica ed emotiva a pensare e vedere in modo diverso, aiuta lo Specializzando a comprendere ‘le resistenze al cambiamento’ del suo cliente/paziente. Lo Specializzando riflettendo sulle sue difficoltà può anche capire come possa essere difficile il cambiamento nelle persone che chiedendogli aiuto spera o pensa di poter cambiare.
2. “Dall’inaccessibile al possibile e quindi all’efficace”
Tra le altre cose, uno dei requisiti della psicoterapia è di riuscire ad utilizzare un metodo che sia adeguato a capire il punto di vista dell’altro e a parlare il linguaggio della sua teoria personale di sé, del mondo e degli altri. Si tratta di qualcosa che va oltre l’abusata nozione di ‘capacità empatica’, dal momento che la ‘diversità’ dell’altro, quanto più è percepita, ostacola ogni possibile identificazione. In questo addestramento, è necessario creare: a) la capacità dello Psicoterapeuta nel riuscire a comprendere come interpretare le interpretazioni che non sono sue, assumendone il loro valore di guida transitoria, e di verità ipotetica ; b) la possibilità di riuscire a far sperimentare al cliente/paziente, anche in modo implicito, una diversa esperienza, affettiva e cognitiva. Un accenno per sottolineare la necessità che ha lo Specializzando di entrare in un modo di pensare e di comunicare alternativo al senso comune e psicologizzato. Uno strumento essenziale per acquisire questa competenza passa attraverso lo studio e la riflessione, propedeutici all’ “imparare facendo”.
A fronte degli obiettivi della psicoterapia, l’operatore può avvalersi di procedimenti, propri al modello interazionista in cui, come si è già detto, s’intersecano diverse tattiche operative e di pensiero che implicano qualcosa di radicalmente diverso dal classico approccio ‘categoriale – esplicativo’ e ‘normativo – valutativo’, per aprirsi ad altre possibilità conoscitive, superando il criterio dualistico del ’normale e del patologico’, che rimane una tra le più rilevanti aporie della psicoterapia. Poi è da ribadire che le specifiche abilità rappresentazionali e tecniche dello psicoterapeuta non sono separabili dalle sue capacità ‘performative’, ovvero dalla sua capacità di sapersi avvalere di forme retoriche e ristrutturanti, proprie della comunicazione efficace. Si tratta di una competenza comunicativa (‘pragmatica’) che necessita tra l’altro la sospensione del giudizio unidirezionale e la rinuncia al realismo esplicativo degli enunciati di giudizio.
3. “Saper leggere per poter immaginare e agire”
Il terzo obiettivo, passa attraverso l’accurato uso dei libri proposti, intesi come luoghi di rispecchiamento, laboratori o palestre, in cui lo Specializzando si addestra ad un certo modo di agire, e quindi a un certo modo di pensare e di vedere. Si tratta di entrare in possesso di un sapere che si saldi con la capacità di programmare con discernimento situazionale, caso per caso, le varie forme d’intervento terapeutico. Ad esempio scegliendo i vari espedienti psicoterapeutici (strategici, narrativi, olistici, suggestivi, ecc.) e, utilizzando protocolli e strategie focalizzati sul sintomo o sugli schemi relazionali, oppure rivolti al contesto regolativo, o ai vissuti soggettivi. Si tratta di saper agire su quell’insieme, variegato, cangiante e complesso, attraverso cui si declinano le varie forme di ‘diversità’ che, il protagonista, sperimenta come disagio, inefficacia, conflitto, sintomo, e sofferenza personale. Nel terzo e quarto anno la bibliografia è rivolta proprio a questo terzo obiettivo, centrato sul ‘saper fare’, ‘dire’, ‘ascoltare e immaginare’, complementari al saper ‘ridefinire (o ristrutturare)’ l’ esperienza disfunzionale che le persone hanno di sé, del modo di percepire gli altri, o nel vincolarsi a costrutti di valore autolesivi.
4. “Ritorno a descrivere e a spiegare”
Un altro obiettivo formativo rientra nella tradizionale modo di conoscere, ovvero la descrizione e la spiegazione di un fenomeno. Come quando ci necessitano i saperi provenienti da altre discipline, per esempio dalla socio-linguistica, dall’antropologia o dalla neurofarmacologia. Quest’anno abbiamo scelto, come conoscenza da promuovere, lo studio degli effetti degli psicofarmaci e di altre droghe, tra cui ad esempio l’alcol e le benzodiazepine e i loro effetti incrociati. Si tratta anche di sapere in che misura la ricerca di un certo modo di essere e di sentirsi, come ad esempio l’ alterazione di uno stato coscienza, o il controllo terapeutico degli sbalzi dell’umore, possa indurre all’ uso e all’abuso di una sostanza psicoattiva. L’inserimento di questo importante complemento informativo è dovuto alla costatazione che lo psicoterapeuta, in modo diretto o indiretto, e più spesso di quanto si possa pensare, deve fare i conti con l’uso di sostanze legali (psicofarmaci) o illegali (droghe proibite) e l’ interazione tra tossicofilia e dipendenza con i loro riverberi sull’assetto psicologico delle persone.
5. Storie e narrazioni: biografia e psicoterapia
Dal punto di vista del modello interazionista ciò che definiamo “patologia” è da considerare come una particolare struttura/esperienza narrativa, la “diagnosi” una convenzione attributiva e le “terapie psicologiche” solo un modo di intendere un particolare processo di ristrutturazione biografico – narrativo e di costrutti di senso e significato. Una sorta di proiezione operativa, di allenamento e di esperimenti mentale, sono proposti agli Specializzandi. Si tratta di intervenire su alcune‘storie cliniche’. Ossia su alcuni resoconti biografici di elevata qualità psicologica, in cui è possibile cogliere al meglio gli effetti delle strutture narrative e del linguaggio utilizzato. Tra l’altro i codici semiotici usati di chi parla, e racconta o quelli usati dal lettore, possono consentire diverse letture dell’esperienza narrata. Cogliere l’effetto strutturante dei ‘generi’ discorsivi presenti nello spazio mentale di chi li usa, anche in modo deviante o folle, consente anche di considerare le possibilità ristrutturanti di un resoconto clinico, che come ‘verità narrativa’, e quindi come esperienza vissuta, può essere modificato dal terapeuta . Gli Specializzandi, attraverso questa proposta, si eserciteranno su alcune ‘storie’ cliniche scegliendo le configurazioni più adatte ad essere modificate attraverso un’ipotetica azione psicoterapeutica. Insomma si tratta di esercitarsi attraverso qualcosa di molto diverso dai resoconti scritti nelle cartelle cliniche, in cui lo sguardo del diagnosta/osservatore, preconcetto e preordinato, ingenuo e povero da un punto di vista lessicale, spesso generativo di inconsapevoli effetti iatrogeni, non è di nessun aiuto al cambiamento terapeutico, e si costituisce per lo Specializzando come una pessima proposta imitativa.
La Direzione e la Docenza raccomandano di studiare i libri proposti, in modo non convenzionale. Il vostro obiettivo non è di superare un esame, ma di riuscire ad essere efficaci nel pensare, immaginare, fare , dire, in modo da poter influenzare il sentire, pensare, percepire delle persone in difficoltà; lo scopo è di agire efficacemente sui loro schemi di pensiero, sui loro costrutti immaginativi, e sulle loro interpretazioni.
L’ impegno a cui gli Specializzandi sono chiamati non è indirizzata solo alla formazione di Allievi al meglio delle loro potenzialità linguistiche, intellettuali, culturali e tecniche, ma anche indirizzata al sentito ‘dovere’ di essere utili alla persona che ha bisogno di competenze che non lo trasformino in una caricatura ‘psicotipizzata’.
LIBRI E ARTICOLI DA STUDIARE CON CURA
Dopo questa premessa veniamo alle proposte bibliografiche per i vari anni di corso. Non potendo eccedere nel numero di pagine e nell’articolata complessità della proposta formativa, la si riduce all’essenziale. Consapevoli che in molti casi è più utile rileggere più volte un testo che curiosare in modo frettoloso su nuovi libri e articoli. Ciò non toglie che i Docenti e la Direzione, si impegneranno nell’indicarvi gli opportuni aggiornamenti e le più utili integrazioni a quanto vi viene proposto da questo programma. Parte del materiale bibliografico di difficile reperimento o suggerito per approfondimenti vi sarà dato dalla Segreteria didattica o pubblicato (e quindi rintracciabile) sulla Rivista “Scienze dell’Interazione”, o su altre pubblicazioni.
- A. Salvini, “Psicologia clinica”, Upsel, Padova (Capitoli, 1,2,5,8,10,11,12)
- A. Salvini, M. Dondoni, “Psicologia clinica dell’interazione e psicoterapia”, Giunti, Firenze (Introduzione e Capitoli, 2,3,4,6,11).
Questi due libri dovrebbero fornire la cornice per comprendere la prospettiva del modello interazionista, nelle sue linee essenziali e operative.
- Berger P., Luckmann T. “La realtà come costruzione sociale”, Il Mulino, Bologna
Rilevante è in contributo di questi due sociologi, nell’individuare la circolarità del processo che lega l’esperienza soggettiva delle persone alle forme di realtà generate e sancite dalle istituzioni, a partire dal linguaggio e dai sistemi simbolici e regolativi.
- Salvini A., ‘Normalità/Anormalità’, voce nel Dizionario storico di psicologia, Einaudi,Torino
Il ruolo storico delle scienze cliniche della psiche nel costruire l’architettura diagnostico/professionale basata sulla coppia antinomica della normalità e della patologia, e il suo uso nel controllo sociale e correzionale. (testo che sarà fornito dalla Segreteria)
A questo proposito, per coloro che riescono a rintracciarlo, sarebbe importante poter leggere il libro, S.L. Gilman, “Immagini della malattia: dalla follia all’aids”, Il Mulino, Bologna
Libro che consente di ricostruire le rappresentazioni da cui dipendono le attuali idee sull’eterogeneo aggregato definito malattia mentale, e devianza .
Per Storie e narrazioni cliniche.
- Bennett A., “Una vita come le altre”, Adelphi, Milano
Un libro che potremmo dire perfetto per la capacità dell’autore di ricostruire il complesso campo interattivo tra famiglia, credenze, reazione sociale, tentate soluzioni e trattamento della follia.
- A. Salvini, M. Dondoni, “Psicologia clinica dell’interazione e psicoterapia”, Giunti, Firenze
(riprendere i capitoli proposti al primo anno e integrarli con tutti gli altri). Nei capitoli proposti lo Specializzando è invitato a studiare, con particolare riferimento, i temi dell’identità e della rappresentazione di sé. A questo proposito, lo Specializzando è sollecitato a rileggere in modo molto accurato il capitolo “La costruzione del sé e dell’identità’ ”, in Psicologia Clinica, Upsel, pag.157., soffermandosi anche sui capitoli relativi ai metodi della psicoterapia.
- E. Faccio, “Le identità corporee. Quando l’immagine di sé fa star male”, Giunti, Firenze
Il ‘corpo’ come rappresentazione percepita e agita attraverso i codici culturali, storicamente e socialmente egemoni. Il corpo femminile e le immagini della femminilità come prescrizione e conflitto nella rappresentazione di sé nei disturbi alimentari tra cui, ad esempio come l’anoressia.
D. Romaioli, Due articoli a scelta tratti dalla Rivista “ Scienze dell’Interazione”, associati a un lavoro, articolo o libro di M.V. Masoni. Lo Specializzando dovrebbe riuscire a coniugare la polarità teorica del primo autore con gli interventi clinici del secondo. A. Iudici e A. Ravasio, a loro volta proporranno alcune pubblicazioni lasciando ai Docenti di stabilire gli articoli necessari per gli opportuni approfondimenti.
- G. Nardone, P. Watzlawick, “L’arte del cambiamento”, Ponte alle Grazie, Milano
Un libro dedicato ai principi e ai protocolli strategici di trattamento dei disturbi sintomatici in particolare.
- Pagliaro G. , “Mente meditazione e benessere”, Tecniche nuove, Milano
Il libro propone e insegna il principale e più diffuso metodo delle pratiche olistiche, la tecnica della meditazione è usata come complemento terapeutico per migliorare le risorse del controllo mentale sull’esperienza corporea.
Per Storie e narrazioni cliniche.
- F. Farias , M. Iannelli, “Princesa”, Edizioni Sensibili alle Foglie
Il transessuale è l’esempio e la dimostrazione dei processi attraverso cui avviene la metamorfosi problematica di un’identità di genere, e delle sue forme rappresentazionali. Il libro ripercorre in modo psicologicamente efficace un’esperienza autobiografica diversa, con i suoi esiti prima riusciti, poi devianti e tragici. Libro che per altri versi ben si collega al testo di Goffman, ‘La realtà quotidiana come rappresentazione”, che sarà proposto al quarto anno.
- M. White, “La terapia come narrazione. Proposte cliniche”, Astrolabio, Roma
Ciò che definiamo patologia è solo una particolare struttura narrativa, e ciò che chiamiamo terapia è un intervento su di essa. La terapia implica un cambiamento delle attribuzioni e interpretazioni che le persone fanno di sé e le conseguenti esperienze che sperimentano nei loro mondi di vita , a partire da quello familiare . Un ottimo ed esclusivo strumento come guida al dialogo e trattamento terapeutico.
(eventualmente consultare anche: Fisch R., e altri, “Change: le tattiche del cambiamento”, Astrolabio, Roma e il “Dialogo strategico” di G. Nardone e A. Salvini, Ponte alle Grazie, Milano).
Per approfondire la rilevanza delle metaforizzazioni nel dialogo delle persone con il loro terapeuta, si legga
- E. Faccio, A. Salvini, “Le metaforizzazioni”, nel volume di E. Molinari, “Psicologia Clinica”, Springer, Milano. L’articolo sarà proposto a lezione da uno dei due autori.
- E. Goffman, “Stigma. L’identità negata”, Giuffrè, Milano
- Rivista sperimentale di feniatria, n. 2 /2011, “La diagnosi nella psichiatria” (gli articoli di E. Bornia, P. Mingone, A. Salvini/A. Iudici, G. Stangherlini/R. Ciglia, P. Severino)
Per capire le abilità con cui i diversi, i devianti, gli esclusi e i folli, imparano a manipolare a loro insaputa gli atteggiamenti e le risposte degli operatori sociali e dei clinici, trasformando la loro debole contrattualità in un potere relazionale.
Per Storie e narrazioni cliniche.
- Wallace M., “Le gemelle che non parlavano”, Adelphi, Milano.
Un’inquietante storia clinica in grado di sollevare una molteplicità di problemi teorico-terapeutici. La costruzione intenzionale (?) di una devianza psichica ai suoi limiti estremi. Un banco di prova per l’intelligenza e sensibilità psicologia per gli Specializzandi.
- A. Salvini, R. Bottini, “Il nostro inquilino segreto. Psicologia e Psicoterapia della Coscienza”, Ponte alle Grazie, Milano (in particolare i capitoli, 1,2,4 e gli ultimi due).
La coscienza di sé è l’esperienza auto riferita posta alla radice di quelle rappresentazioni situazionali che chiamiamo il senso d’identità. Se la coscienza di sé e le sue forme sono il risultato di un’esperienza inventata e appresa, la si può anche modificare attraverso la psicoterapia. Nei due ultimi capitoli si propone e si esemplifica questa possibilità nel trattamento degli uditori di voci e di un disturbo persecutorio .
- M. Rampin, “Tecniche di controllo mentale”, Aurelia edizioni, Asolo
Un’ampia rassegna sulle ‘tecniche’ attraverso cui si è cercato, con successo, di influenzare il pensiero e il comportamento delle persone. Testo da cui lo Psicoterapeuta può trarre quella forma mentis e quelle tattiche relazionali che fanno parte della sua pratica professionale.
- E. Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, Il Mulino, Bologna
Lavoro che ci ha svelato come nel quotidiano delle relazioni umane, la manipolazione delle regole, dell’apparire scenico e dei ruoli, costituisca la prevalente natura dell’agire umano e le relative rappresentazioni di sé.
- M. H. Stone, “Pazienti trattabili e non trattabili”, Raffaello Cortina Editore, Milano
Il libro è da utilizzare come un esercizio per lo studio dei generi narrativi dei casi raccontati e delle relative inferenze diagnostico-interpretative.
Per Storie e narrazioni cliniche.
Pirsing R.M., “Lila. Indagine sulla morale”, Adelphi, Milano
Un viaggio anche autobiografico in cui l’Autore si misura con la follia dell’Altro e con una molteplicità di interrogativi con cui le scienze della psiche hanno preferito non confrontarsi. Ovvero come una cultura renda impossibile accogliere l’alterità, la diversità, l’anormalità come modi diversi di essere umani.
Per tutti gli anni di Specializzazione
Lo Psicoterapeuta e lo Psicologo clinico debbono avere un’accurata conoscenza dei meccanismi d’azione e degli effetti delle principali sostanze psicoattive di più frequente uso. Lo Specializzando dei primi due anni potrà stdiare solo metà del programma sotto indicato.
- R. Julien, “Droghe e farmaci psicoattivi”, Zanichelli, Bologna
Testo da studiare in modo molto accurato e nozionistico. In particolare i capitoli I e II, che sono i capitoli chiave per capire i meccanismi farmacodinamici e farmacocinetici, validi poi per comprendere l’azione delle droghe e degli psicofarmaci. Studiare in particolare: I deprimenti del sistema nervoso, capitoli III e IV, Farmacoterapia dei disturbi dell’umore, cap. VIII e IX. Analgesici, cap. X. Neurolettici cap. XI. Infine è consigliabile anche una lettura veloce dei capitoli XV e XVI, quest’ultimo relativo a rapporti tra farmaci e psicoterapia.
- A. Salvini, A. Zamperini, I. Testoni (a cura di), “Droghe, Tossicofilia e Tossicodipendenza”, Utet, Torino
E’ il primo e unico testo che ha identificato nella ‘tossicofilia’ il precursore della tossicodipendenza, introducendolo come concetto clinico: un utile principio guida per identificare gli obiettivi della psicoterapia. Il libro è il risultato di un notevole e accurato lavoro collettivo, entro un’unica e coerente architettura paradigmatica. Da studiare l’introduzione, il primo capitolo, e tutta la seconda parte. In particolare sarebbe opportuno che lo Specializzando si soffermasse sui capitoli dedicati a: L’eroina e gli oppioidi, La Cocaina e le Anfetamine, Il Tabagismo e l’Alcolismo, La Marijuana e gli altri cannabinoidi, L’LSD, la Mescalina e gli altri psichedelici, Le Metossiamfetamine e le altre empatogene.

